Headless – Transitional Objects: il metal che ci accompagna nel cambiamento

Ci sono dischi che non si limitano a suonare: parlano, accompagnano, trasformano. Transitional Objects, l’ultimo lavoro degli Headless, è uno di questi. Un album che non si accontenta di essere prog metal, ma si fa racconto emotivo, riflessione sonora, viaggio interiore.


Conosco gli Headless sin dai loro esordi e vederli arrivati a questo punto non può che farmi enormemente piacere.


Il titolo stesso è evocativo: gli “oggetti transizionali” sono quelli che ci aiutano a passare da uno stato all’altro, da un’età all’altra, da un dolore a una nuova consapevolezza. Ogni traccia di questo disco sembra incarnare proprio quel ruolo.

Un ponte tra ciò che eravamo e ciò che stiamo diventando.

Otto episodi da vivere con intensità

Weightless: l’inizio è un’esplosione controllata. Riff taglienti, batteria martellante, voce che si libra sopra il caos. È il manifesto dell’album: qui non si cammina, si vola.

Weightless – the video

Losing Power: un’altalena emotiva che inizia subito forte. Strofe in penombra, ritornello che apre squarci di luce malinconica. Un brano che parla di perdita, ma anche di resilienza.
Fall to Pieces: un puzzle sonoro che si ricompone in tempo reale. Le chitarre si rincorrono, il basso pulsa come un cuore ferito, la voce cerca di tenere insieme i frammenti.
Misery: diretto, crudo, senza filtri. L’assolo centrale è una lama che incide, ma non per ferire: per liberare. Belle le armonizzazioni!
Still My Thrill: il momento più intimo del disco (nonché la mia preferita). È una ballad, ma, soprattutto, un tributo sincero a chi non c’è più. Il groove lento e il solo finale sono pura catarsi. Il video fa il suo dovere e mette in evidenza le caratteristiche migliori dei musicisti e del brano.

Still my thrill – the video

Refugee: inquieta e dissonante, ma sorprendentemente melodica. È il brano che ti fa sentire in fuga, ma verso una direzione chiara, la tua.
No One’s Waiting: un viaggio nei meandri della mente. Atmosfere cupe, ritmi ipnotici, voce che sembra provenire da un sogno disturbato.
I Thought I Knew It All: la chiusura è un ritorno alle origini metal, con una cover. Un risveglio dopo un sogno lungo otto tracce, con la consapevolezza che non si finisce mai di imparare.

I though I knew it all – the video

Un disco che resta

Transitional Objects non è un album da ascoltare distrattamente. È un’opera che cresce con te, che cambia a ogni ascolto, che ti sfida e ti consola.


Registrato ottimamente e suonato anche meglio conferma la crescita degli Headless sulla strada che seguiamo da un po’.


Gli Headless dimostrano di saper fondere tecnica e sentimento, potenza e delicatezza, in un equilibrio raro. Un disco che non si consuma, se ne consiglia l’ascolto ripetuto.


Spot!

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